giovedì 22 giugno 2017

Better Call Saul terza stagione

Attori: Bob Odenkirk, Rhea Seehorn, Jonathan Banks, Giancarlo Esposito, Mark Margolis, Micheal Mando, Micheal Mckean.
Autori: Vince Gilligan e Peter Gould
Anno: 2017

Siamo giunti finalmente alla terza stagione. Eravamo rimasti alla discussione finale tra Chuck e Jimmy,   e del fatto che Chuck aveva registrato tale conversazione ad insaputa di Jimmy. Si riparte da li: quindi processo/scontro fra i due fratelli che sfocia tutto nella quinta puntata. Nel mentre, come si era dedotto alla fine della seconda stagione, torna Gus Fring e si ripercorre tutta la strada che porta alla stima e amicizia tra Mike e Gus. Ribadisco le sensazioni che ho avuto nella seconda stagione: di fatto anche qui non succede un granché e si è sempre nell'attesa che Jimmy diventi a tutti gli effetti Saul Goodman. C'è sempre una profonda caratterizzazione dei personaggi ma tutto a discapito della trama. O meglio della trama riguardante Jimmy, mentre dalla parte Mike-Gus qualcosa succede...
Per quanto mi riguarda il meglio di questa stagione sta tutta nelle prime cinque puntate. Ovvero: questo spin-off è un miscuglio tra Breaking Bad (e le parti più belle son proprio queste, vedasi la quarta puntata) e Better Call Saul e non si capisce dove gli autori vogliano "andare a parare". 
Insomma concludendo, nelle seconde cinque puntate il ritmo si dilata fino ai due finali: uno ovvio, l'altro un po' meno.
C'è stato anche un calo degli ascolti che mette in discussione il proseguimento con la quarta stagione. Della serie: Vince e Peter per caso ve la siete un po' cercata?

Mark Margolis

domenica 15 gennaio 2017

Passengers

Regista: Morten Tyldum
Attori: Jennifer Lawrence, Chris Pratt, Laurence Fishburne, Micheal Sheen
Anno: 2016 (Dicembre) 

Dopo tanti mesi, rivado al cinema (ultimo film visto “Lo chiamavano Jeeg robot”) e decido di vedere un film di fantascienza ovvero Passengers.
Qualcuno si è rotto di vivere sul pianeta Terra, ha deciso di cambiare vita e di partire per un pianeta “un pelino” distante, tant'è che il viaggio dura un centinaio d’anni, nonostante l’astronave viaggi a ben metà della velocità della luce. I passeggeri vengono quindi ibernati per parecchi anni e l’astronave è a prova di tutto; così dicevano i vari ingegneri. Ma qualcosa va storto e un passeggero viene risvegliato, per sua sfortuna, in anticipo. Un po’ troppo in anticipo.
Il film è un Robinson Crusoe nello spazio con la differenza di avere a disposizione tanta divertente tecnologia al proprio servizio. Ma è chiaro che il divertimento finisce se non lo condividi con qualcun altro. E in effetti il messaggio del film è questo: la solitudine è una brutta bestia, abbiamo bisogno in qualche modo di completarci, in fondo se esiste il protone, deve esistere l’elettrone e così via.
Visivamente è un piacere per gli occhi. Storia divisa in tre parti (solitudine, love story, final action) quindi la sceneggiatura non approfondisce tanto il tema della sopravvivenza attraverso i dialoghi ma forse più attraverso l’azione finale. Nel complesso il film mi è piaciuto per come si è svolto, in particolare per i bei  scenari, emozionanti, per l’azione nel finale e per le citazioni-omaggio (come “Shining” e direi anche una simpatica forse involontaria citazione di una scena del film “Così è la vita”). Qualcuno potrebbe dire che il finale è inverosimile: ma almeno è la dimostrazione superfantascientifica che l’uomo/donna deve essere più importante della macchina e non viceversa. Bravi gli attori, in particolare la Lawrence e il maggiordomo androide interpretato da Micheal Sheen.
Piccolo appunto finale: guardando il trailer e ascoltando con attenzione gli ultimi secondi, in effetti la sensazione che dovessero fare un altro film c’era. E in effetti Andy Garcia che compare per sette secondi è un mistero…..

In conclusione, ripensando ad alcune scene finali forse il film è stato girato di fretta e le idee che avrebbero portato a battere altri sentieri erano altre, o per fare un film diverso o più completo. Comunque ribadisco: il film mi è piaciuto e lo trovo più che sufficiente.





domenica 1 gennaio 2017

"Caro Bogart una biografia" di Jonathan Coe

Come qualcuno saprà ho finito di leggere il libro mezz’ora prima di Capodanno. Tradotto in altri termini: ero tranquillo nella mia stanza a leggere un libro di cinema come se fosse un giorno qualunque.
Devo ammettere che il libro è scritto in modo scorrevole, intelligente, interessante il che velocizza assai la lettura. Come ogni biografia, in questo caso quella di Humprey Bogart, occorre conoscere almeno parzialmente la filmografia di tale attore per apprezzare al meglio il libro. Proprio recentemente ho comprato
Humprey Bogart e László Löwenstein in "Il mistero del Falco"
4 dvd racchiusi nella stessa custodia contenente i seguenti film: “La foresta pietrificata” “Strisce invisibili” “Il sapore del delitto” e “Il mistero del falco” (questi ultimi due li consiglio). Dopo averli visti, e avendo già di mio una buona conoscenza della filmografia del Bogart anni 40-50, ho iniziato a leggere il libro. Jonathan Coe ripercorre la carriera di Bogart dagli esordi in teatro passando per i primi film, agli anni del successo iniziato con “Una pallottola per Roy” “Il mistero del falco” "Casablanca" per poi arrivare agli ultimi anni, quando prendeva piede il nuovo metodo di recitazione (metodo Stanislavskij) e volgeva al termine la sua epoca.

Tale libro è ricco di aneddoti (per esempio “Casablanca”) ma l’originalità della scrittura sta nel far emergere l’affinità tra Bogart e i suoi personaggi; certi suoi film, son belli proprio per la sua presenza. Coe insomma ha scritto una biografia quasi come se fosse un romanzo (ad esempio "Il mistero del falco" è stato il momento cruciale di tutta la sua carriera grazie al rifiuto dell'attore George Raft!). In conclusione, vi consiglio di leggerlo e eventualmente pubblicherò la mia personale filmografia consigliata del “Bogie”.